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Diario


10 luglio 2005


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FOTOGRAFIA DEL BEL PAESE

Sfiducia e stagnazione

 

E’ stato pubblicato mercoledì 25 maggio il rapporto dell’Istat annuale sull’andamento dell’economia nel nostro paese e sono emersi alcuni dati molto chiari e inopinabili: la produttività nel nostro paese e bassa; le esportazioni sono in calo e i tagli dell’Irpef hanno favorito solo i più ricchi. 

Circa un milione e mezzo di occupati precari e atipici vorrebbero lavorare più di quanto lavorano, e altri due milioni di lavoratori non lavorano perché non trovano le condizioni giuste per farlo.

Traspare dal rapporto dell’istat il diffuso luogo comune secondo cui i giovani preferiscono stare più a lungo a casa con i genitori smentito da una approfondita lettura dello stesso rapporto che chiarisce come in realtà l’orientamento di restare qualche hanno in più sotto il tetto di mamma e papà e’ condizionato da motivi economici: lavoro precario; fitti altissimi; costo di immobili piccoli e grandi, inaccessibili. Il nostro sistema produttivo e’ ancora concentrato su beni e servizi di base e quindi l’offerta di lavoro dei laureati non trova una domanda corrispondente, per cui il tasso di disoccupazione tra i laureati e’ alto.

 

VORREI MA NON POSSO, VORREI MA NON RIESCO.

E ALLORA SUL FUTURO NON SCOMMETTO

L’Italia vive una crisi strutturale che sfiducia soprattutto i giovani e i ceti medi. Aumentano le unioni di fatto e diminuiscono le formazioni di famiglie tradizionali. Il numero degli anziani e’ alto e lo stato sociale vecchio e in affanno non regge l’impatto  di una spesa che si fa pesantissima.

 

IL MONDO CORRE L’ITALIA HA IL FIATO CORTO

L’Italia e’ il paese che in occidente corre meno. La crescita mondiale media del Pil e’ del 4,1 % . In Spagna il PIL cresce del 2,7 % così come in Francia, mentre il Germania dell’1,6 %. La media UE e’ del 2,1% e il prodotto interno lordo italiano cresce appena dell’1,2%. Il Corriere della sera del 26 maggio definisce la situazione descritta dall’ISTAT “impietosa”. Rallentano le retribuzioni lorde dei lavoratori dipendenti sulle quali pesano l’aumento dei prezzi dei beni e servizi. I consumi sono aumentati solo dello  0,7 %.

Cresce poco la spesa mensile degli italiani sia al Nord che al Centro che al Sud.

 

IL FENOMENO CINA. L’INCUBO DELLE PICCOLE IMPRESE ITALIANE

Il 95 % delle imprese Italiane (4,2 milioni in totale) ha meno di 10 addetti. La concorrenza della Cina fa soffrire il prodotto italiano. Le esportazioni manifatturiere italiane non crescono. L’impresa italiana chiede un incentivo immediato che ridia ossigeno alla produzione. La riforma fiscale attuata dal Governo Berlusconi non ha spinto i consumi della famiglie. Chi ha ottenuto vantaggi sostanziali dalla riforma fiscali sono proprio i più ricchi. La manovra complessiva di riduzione fiscale e’ stata pari a 11.196 milioni di euro. Circa 5378 milioni della manovra complessiva, e’ andata a beneficio del 30 % delle famiglie più benestanti.

 

LAVORO – tra i 15 e i 64 anni ci sono in Italia nel 2004 14.389.000 persone inattive. Il 37,5% del totale.

Disoccupati – 1.960.000 di cui 935.000 di lunga durata.

1.734.000 – famiglie in cui c’e’ almeno un disoccupato;

  176.000  - nuclei familiari in cui si ritrovano almeno due disoccupati;

    23.000  - famiglie in cui i disoccupati sono più di tre.

 

Questo e’ il paese che ci lascia la destra. Un paese malato dice l’Economist. Un paese in crisi strutturale. Un paese che non ha le condizioni per essere competitivo. Che non regge alle sfide della competitività. Che non riesce a rispondere alle criticità internazionali. Che non dà risposte al mezzogiorno. Le vendite nette delle migliori imprese calano, e cala anche l’utile netto delle industrie italiane. Le grandi imprese prediligono programmi che penalizzano la produzione italiana. Il caso della Natuzzi è a tal proposito esemplare; la Multinazionale del salotto con sede a Santeramo in Colle ( a cavallo tra Puglia e Basilicata) e quotata nel mercato azionario statunitense ha presentato al ministero del Welfare 1320 richieste di cassa integrazione straordinaria su complessivi 3800 dipendenti attivi negli stabilimenti italiani. Per la Natuzzi ora e’ più conveniente produrre all’estero, in Cina, Romania dove i costi sono più bassi.

L’Italia ha bisogno di una nuova idea di paese e di un governo che sia capace di misurarsi con le domande reali del territorio. Dal 2002 ad oggi il centrosinistra ha vinto tutte le elezioni che ci sono state. Il voto verso il centrosinistra contiene un’aspettativa di crescita, di sviluppo, di competitività, di certezze. Un’aspettativa di futuro. Un futuro che il centrodestra prima di governare il paese aveva dipinto di speranze e di promesse,ma  che governandolo  lo ha riempito di paure e di incertezze.

 

GIANNI NICODEMO

RESPONSABILE ECONOMIA E LAVORO

SG BASILICATA

 

 

 

 

 

 

 




permalink | inviato da il 10/7/2005 alle 22:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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